Franco Costabile

Poeta

Lamezia Terme 27/06/1924
Roma 14/04/1965

Franco Costabile nacque in Calabria, a Sambiase (ora parte del comune di Lamezia Terme) il 27 agosto del 1924. Sua madre, Concetta Immacolata Gambardella, era casalinga ma appartenente a una famiglia borghese di commercianti amalfitani. Pochi anni dopo la sua nascita, suo padre, Michelangelo Francesco Pietro Costabile, abbandonò moglie e figlio per trasferirsi in Tunisia a Sfax e dedicarsi all’ apprendimento delle lingue. Nel 1930 la madre tentò invano di riunire la famiglia recandosi dal padre in Tunisia insieme al piccolo Franco per convincerlo a tornare insieme. L’esperienza segnò profondamente il poeta che per questo dolore scriverà la sua prima poesia “Vana Attesa”, pubblicata poi nel 1939.

Dopo aver conseguito il diploma di maturità classica, Costabile si iscrisse alla Facoltà di Lettere, dapprima a Messina e poi – dal 1946 – a Roma, dove si laureò con una tesi in paleografia. In questo periodo conobbe Giuseppe Ungaretti, suo professore di Letteratura Contemporanea e con lui instaurò un forte legame di amicizia.

A quel periodo risalgono anche le amicizie con Raffaello Brignetti ed Elio Filippo Accrocca. A partire dal 1950 Costabile cominciò ad insegnare in vari licei e istituti tecnici, e collaborò con diverse riviste.

Nel 1953 ci fu il matrimonio con la sua allieva Mariuccia Armao, dalla quale ebbe due figlie: Olivia, nata nel 1955, e Giordana, del 1957.

Alcuni anni dopo, sua moglie se ne andò a Milano portando con sé le due bambine: è un secondo distacco che Costabile visse come un secondo abbandono familiare. È anche in questi anni che si verificò la netta rottura dei rapporti con suo padre, mentre sua madre morì di lì a poco, nel 1964, affetta da un male incurabile.

Costabile morì suicida il 14 aprile 1965, a quaranta anni, nella sua abitazione romana, per inalazione di gas. Lasciò le sue ultime poesie all’amico Enotrio Pugliese. Tra queste rientra “Qualcosa”: “Qualcosa / deve pure cambiare / coi libri / con le macchine / con le stelle che aspettano. / Qualcosa / deve invece ripetersi / rassomigliare”.

Nel 1966, un anno dopo, i suoi amici romani pubblicarono un ricordo commosso sull’«Europa letteraria», in cui si dice che quello di Costabile è un «suicidio di protesta» e presentarono testi e versi inediti a lui dedicati di Ungaretti, incisi poi sulla sua tomba.

Giuseppe Ungaretti, stretto al poeta da un legame di amicizia, scrisse questi versi in occasione della sua morte, ora trascritti come epitaffio sulla sua tomba nel cimitero di Sambiase:

«”Con questo cuore troppo cantastorie”
dicevi ponendo una rosa nel bicchiere
e la rosa s’è spenta poco a poco
come il tuo cuore, si è spenta per cantare
una storia tragica per sempre»

error: Questo contenuto è protetto!